Il Lato Positivo

di David O. Russel (USA, 2013)
La sfida è notevole, ma Pat è consapevole che lì si gioca il suo avvenire: cambiare il finale come Hemingway a suo tempo cambiò quello del suo libro “Addio alle armi”. L’ha appena letto e già lo getta dalla finestra perché non si può andare a cercare una chiusa drammatica quando è a portata di mano un lieto fine, “Il mondo è già difficile così”. E Pat fa di tutto per scoprire il lato positivo della sua vita. Uscito dall’ospedale psichiatrico, è deciso a riconquistarsi Nikki,ex moglie per cui era finito in carcere per aggressione. È un fantasma evocato a ogni angolo della storia, questa Nikki sempre e solo vista nel ricordo di una scena vagamente occhieggiante a “Psycho” salvo concludersi, sdrammatizzando il thriller, con uno sfogo violento contro il suo amante. Per fortuna incontra Tiffany, giovane vedova pure lei coi suoi debiti problemi. Sembra un concentrato di drammi e invece la sceneggiatura vira da subito verso la commedia con dialoghi incalzanti, situazioni spiazzanti e qualche equivoco verbale. Pat si impegna ad aiutare Tiffany per avere in cambio un appoggio a riconquistare Nikki, salvo poi accorgersi che anche Tiffany ha qualcosa di interessante per cui varrebbe la pena approfondire la conoscenza. Tutto gira intorno un gruppetto di personaggi tutti con proprie manie dal poliziotto onnipresente per far rispettare l’ingiunzione restrittiva che ha colpito Pat, al padre fissato con le “vibrazioni positive” che possono far vincere la propria squadra di rugby, che quindi sequestra il malcapitato di turno in posizioni favorevoli agli influssi. Il tutto in uno spazio ristretto: un centinaio di metri, percorsi spesso di corsa fino ai confini del mondo concesso a Pat. Il ritmo sostenuto dei dialoghi evita la caduta nel banale, perché la ricerca ossessiva della positività non si riduce alle lenti rosa con cui vedere la vita, ma è qualcosa che dovrebbe uscire da dentro e forse Pat nella sua ingenua caparbietà è l’uomo giusto per scoprirlo.