La Mossa Del Pinguino

di Claudio Amendola (Italia, 2014)
Quando la recessione incalza l’illusione diventa un’arte per gli esclusi che sfoderano tutta la loro genialità nel mantenersi a galla. In origine c’è il fortunato “The full monty”, ma ora la storia ha un sapore più vero perché sono passati sedici anni dal film inglese e soprattutto la crisi economica è ben più tangibile. Semmai il film di Amendola è più vicino al poco conosciuto “Machan” dove un gruppo di giovani dello Sri Lanka si inventa un’inesistente nazionale di palla a mano per sfuggire alla miseria del proprio paese. Lasciato da parte il tema dell’emigrazione, Amendola punta sulla genialità di questi non più giovanissimi disoccupati o in odore di disoccupazione apparentandosi così con “Smetto quando voglio”. Accomuna tutti questi titoli lo stile di commedia leggera con cui affrontare temi seri e di scottante attualità. In questo caso l’orizzonte entro cui si muove il sogno di Bruno sono le Olimpiadi invernali di Torino 2006: c’è dunque uno sfasamento temporale per cui l’azione trasporta indietro nel tempo quello che nell’oggi si vive. Bruno è da sempre un sognatore e un appassionato sportivo per questo, quando lo sfratto sta per diventare esecutivo, l’immagine di uno sport come il curling si associa al suo lavoro e fa scattare la sua genialità. Mettere insieme un’improbabile squadra e iscriversi alle selezioni sono i primi due passi da affrontare. Il terzo è motivare una banda di squattrinati. Claudio Amendola racconta con umorismo e vivacità una storia che non vuol certo riflettere, ma anche riesce a non svendersi nelle banalità. Il gioco di squadra, la forza dell’amicizia e un certo gusto dell’impresa folle sono gli ingredienti per affrontare una crisi che sta per esplodere drammaticamente. Naturalmente emerge pure il tema dello sport come impegno caparbio e faticoso, quasi simbolo di una vita che va conquistata, meglio se assieme ad altri, ritrovandosi magari alla fine con poco in mano, ma molto dentro il cuore.