Il Mondo Di Horten

di Bent Hamer (Norvegia, 2007)
A 67 anni Odd Horten, conduttore di treni, ha raggiunto l’età della pensione. La vita finora scandita da orari e ritmi lavorativi precisi si apre alla novità. Gli si prospetta davanti un futuro ricco di imprevisti, di incontri paradossali, di situazioni al limite dell’assurdo. Non è ancora dunque giunto al capolinea. I binari di Horten lo portano a scoprire che la vita è attraversata da una corrente di fatti surreali da non archiviare semplicemente come stranezze, ma da vivere per trovare una dimensione umana al tempo. È un tempo lento, scandito da gesti e incontri più ancora che da parole. Dopo quarant’anni di lavoro quel mondo che ha sbirciato solo dal finestrino della sua postazione, ora lo vede dal di dentro. Ne viene coinvolto. Ed è una rivelazione: quel che poteva diventare un malinconico e nostalgico tramonto per Horten si trasforma in novità assoluta. Esce di casa e incappa in personaggi assolutamente surreali di fronte a cui Horten non si scompone. Un film originale che chiede anzitutto di adeguarsi ai suoi tempi lenti, di abbandonare la razionalità del vivere per affidarsi ad un flusso vitale che spesso deraglia o imbocca binari inusuali. Sono incontri con personaggi capaci di compiere gesti assurdi, che scardinano le regole della vita per il solo gusto della novità, della “leggerezza”. L’atteggiamento di Horten è simile al distacco dei personaggi di Jacques Tati: imperturbabile, silenzioso, con una mimica ridotta al minimo, attraversa questa foresta di stravaganze con naturalezza. Non è un film facile, perché il regista non offre alcun elemento per capire personaggi e situazioni. È invece da pensare che, più che a un personaggio, il regista voglia rimandare ad una dimensione gioiosa e surreale della vita, capace di lasciar intravedere alla fine anche la possibilità di un sorriso. È l’appello a un’umanità che sappia ancora meravigliarsi, magari aprirsi a qualche piccolo gesto di solidarietà.