Un Re Allo Sbando

di Peter Brosens, Jessica Woodworth (Belgio, 2016)
Nicolas III, Re del Belgio, parte per una visita di stato a Istanbul in compagnia del regista Duncan Lloyd, ex corrispondente di guerra diventato paparazzo, cui è stato affidato il compito di realizzare un documentario per dare nuovo splendore all’immagine sbiadita del re. Mentre si trova in Turchia arriva la notizia che la Vallonia ha dichiarato l’indipendenza è quindi urgente un rientro immediato in patria. Ma tutto congiura contro il ritorno persino una tempesta solare tanto che il re si mette in viaggio via terra in un’odissea surreale attraverso la penisola balcanica. Chiarito che non è assolutamente in questione ironizzare sulla figura del re del Belgio, i due registi, ambedue di formazione documentaristica (e il film è costruito come un finto documentario), riflettono piuttosto sulla solitudine del potere. Il re Nicola scopre in questo improbabile viaggio un mondo finora sconosciuto perché lontano dalla sua vita di monarca. È un mondo fato di persone semplici, spesso alle prese con funzionari incapaci (l’ambientazione nei paesi dell’est garantisce credibilità a queste situazioni), che gli insegnano l’importanza del rapporto umano, la saggezza della vita quotidiana capace di affrontare le difficoltà con dignità (sarà allora in grado di guidare la barca che lo traghetta in Italia). Situazioni assurde sottolineate da una recitazione che spesso si affida all’improvvisazione degli attori (a cui i registi hanno dato scarne informazioni sulla scena) e dei numerosi non professionisti. Dietro la parabola del re non è difficile scorgere l’immagine di un’Europa divisa e disorientata, vittima delle proprie ambizioni, incapace di parlare ai propri popoli, per la quale diventa urgente un ritorno all’umano, alla riflessione che fondi la politica su nuovi valori.