Ricky, Una Storia Di Amore E Libertà

di Francois Ozon (Francia, 2009)
La componente fantastica del film di Ozon non deve ingannare. Altre sue opere portano il segno di un mistero che avvolge le relazioni umane che possono riguardare la morte (Sotto la sabbia) come il senso della vita (Angel). Qui il nucleo è la vita di coppia. La prima parte ha carattere decisamente realistico con un contesto di disagio sociale (disoccupazione, quartieri operai, personaggi sull’orlo della crisi). Poi si assiste a un deciso cambiamento di rotta verso il fantastico. “In ogni famiglia l’arrivo di un nuovo membro può rompere gli equilibri”, dice Ozon così Ricky è anzitutto la “novità” che costringe a ridisegnare la geografia affettiva della coppia. Se poi si considera la “stranezza” delle ali, la capacità di librarsi fino a scomparire del tutto, non può sfuggire la dimensione “salvifica” di questo essere. Ozon non cerca affatto una lettura in chiave di fede. Ricky richiama le persone alla responsabilità dell’accoglienza, alla capacità di stringere rapporti nuovi. Lisa saprà riconoscere in Paco una nuova figura paterna e lui accollarsi consapevolmente l’onere di essere sostegno delle persone che ama. Una svolta che si manifesta anche in un nuovo modo di avvicinarsi alla vita: dalla desolata considerazione dei fallimenti alla decisa apertura verso la vita espressa visivamente nell’immersione nelle acque dello stagno chiara metafora di una rigenerazione. Il tutto viene detto da Ozon senza mai abbandonare il taglio realistico: la leggerezza non significa banalità anche laddove si sfiora il mistero.