Potiche. La Bella Statuina

di Francois Ozon (Francia, 2010)
Madame Pujol, figlia di un industriale degli ombrelli, ha delegato tutta l’amministrazione della società al marito, il quale ne sta approfittando relegandola a “potiche” casalinga, soprammobile di belle fattezze, ma nessuna utilità. Così lei passa le sue giornate tra corse nei boschi, a contemplare farfalle e leprotti, tè con amiche, spese futili e ore assediate dalla noia. Intanto il marito, oltre a spadroneggiare, letteralmente, sul lavoro, inimicandosi gli operai, scontrandosi col sindaco deputato comunista, e già spasimante della signora Pujol, non si fa scrupoli nel tradire apertamente la moglie. Le cose cambiano quando il cuore del padre si ammala e lo costringe a letto. La signora Pujol prende in mano le redini della casa e della fabbrica riscoprendo forze e capacità dimenticate, ma soprattutto il gusto di contare finalmente qualcosa e realizzare un “compromesso tra capitalismo e comunismo”. Dopo i drammi François Ozon torna alla commedia. Aveva già dimostrato con “Otto donne e un mistero” la sua abilità nell’orchestrare un intreccio frizzante senza temere di denunciarne la genesi teatrale e qui ne dà conferma. Un impianto fortemente teatrale con una continua girandola di battute, fughe in esterno quel tanto che è necessario, entrate e uscite dei personaggi come dalle quinte, riprese quasi sempre frontali come dal punto di vista della platea, elementi che non appesantiscono affatto il film, se anzi ne fanno un piccolo gioiello di sceneggiatura che non perde mai un colpo, ma soprattutto sfugge al pericolo della tesi forzata. Il femminismo è puro pretesto per un divertimento intelligente, per un gioco di attori tutti all’altezza della prova.