L'Esplosivo Piano Di Bazil

di Jean Pierre Jeunet (Francia, 2010)
Jean Pierre Jeunet ci ha abituati a film leggeri come la favola de “Il fantastico mondo di Amelie”. Qui si lascia ammaliare dalla stessa atmosfera fino a sfidare la banalità. Il preambolo ci dice che il padre di Bazil è morto su una mina. Lui stesso viene ferito gravemente per caso da un proiettile mentre è sul lavoro. Ma la morte non lo vuole. Torna fra le strade: disoccupato, ma certo non depresso. Pieno di inventiva si arrangia come può finché non viene adocchiato da Ghiacciolo, un barbone che lo introduce nella comunità di Tire Larigot, una specie di piccola corte dei miracoli per ingenui emarginati, una famiglia di cuori semplici retta da una filosofia precisa “chi non affonda subito, ha uno scopo nella vita”. È un mondo alla rovescia dove si recupera, si ripara e si ricicla di tutto, dove c’è spazio per lo scultore poeta, per la ragazzina dalla mente matematica e il giovane insegnante che vive e parla per proverbi e frasi famose. Ma Bazil ha un progetto: vuole vendicarsi dell’industria di armi che ha ucciso il padre e ferito lui stesso. Niente violenza, per carità. Solo una sana lezione tanto per dimostrare che la fantasia al potere può scardinare il mondo. Un film bislacco che chiede allo spettatore anzitutto di stare al gioco, di non pretendere la razionalità delle scene. Un film pieno di semplicità clownesca che ha una prima parte descrittiva di sicuro effetto perché si affida anzitutto alla genialità delle trovate. Nella seconda parte, quando la narrazione reclama il suo spazio, il ritmo si fa più lento come se il bisogno di dare ordine al racconto frenasse la freschezza iniziale. Su tutto una fotografia calda come il senso di umana solidarietà che aleggia ovunque, ma soprattutto un omaggio al cinema costruttore di sogni ad occhi aperti (si pensi ai titoli di testa, al doppiaggio che lo stesso Bazil fa di “Casablanca”).