E Ora Dove Andiamo?

di Nadine Labaki (Francia/Libano, 2011)
Un piccolo elogio alla saggezza femminile che anche nel dramma del pregiudizio religioso non si concede mai alla violenza, ma cerca con finezza una strada per uscirne. Il dialogo è un sogno impossibile minato dalla cocciutaggine tutta maschile. Laddove gli uomini vorrebbero sistemare tutto con le sole armi, le donne, anzitutto madri, mettono in campo ogni stratagemma per evitare lo scontro. Il film si apre con un corteo funebre di donne che si divide al momento di entrare nel cimitero da una parte le cristiane dall’altra le musulmane, ma è proprio questo dolore che portano con sé a spingerle a inventarsi strategie diverse per scongiurare nuove morti. Si va dalla statua della Madonna che piange alle ballerine dell’Est europeo, ogni arma è buona per distrarre l’ottusità maschile da progetti sanguinosi e fargli scoprire le gioie di una vita in pace. La regista Nadine Labaki, dopo “Caramel”, torna a raccontare di lacerazioni drammatiche ma da un punto di vista del tutto originale: “Volevo affrontare questi temi così seri con un tocco di leggerezza. Quando ti trovi di fronte a situazioni così assurde, a volte cerchi di superarle ridendo. È un modo per creare una certa distanza e ottenere un punto di vista diverso, e forse cominciare a guarire”. "Non è una storia sulla guerra – chiarisce la regista - semmai è una storia sul come evitare una guerra". Nadine Labaki racconta con ironia alternando toni da commedia al dramma passando persino attraverso il musical convinta che l’arte e il sorriso possano andare ben oltre ciò che la ragionevolezza non riesce a raggiungere.