I Love Radio Rock

di Richard Curtis (Gran Bretagna, 2009)
Una commedia scanzonata e leggera, ma che si propone anche come memoria di un momento, gli anni Sessanta, in cui la libertà di espressione era spesso più a parole che nei fatti. La figura dell’ottuso ministro che in ogni modo cerca di sopprimere fisicamente quell’equipaggio diventa emblema di una società che deve confrontarsi con una trasformazione dei costumi incalzante. Fatti storicamente documentati (nave, radio libera e ministro sono esistiti realmente) sono narrati con brio cercando di descrivere anzitutto una rivoluzione che bussa alla porta di un mondo non ancora pronto ad accoglierla. Il rock è la bandiera di cambiamenti più profondi nella società e nei costumi che di lì a pochi anni si concretizzeranno politicamente nel ’68. La nave è per il giovane che vi approda una scuola di vita fatta di trasgressione, ma anche di amicizie sincere. Su tutto domina un senso di divertimento che non viene meno neppure quando tutto sembra volgere al dramma. Dal punto di vista cinematografico il regista, non nuovo a opere di carattere musicale, riesce a fondere bene musica e immagini offrendo un piccolo colorato affresco del mondo sonoro e umano che si incontra su quella nave. Pace, solidarietà, voglia di divertirsi, di assaporare la libertà e di costruirsi un mondo nuovo, convivono in questo gruppo eterogeneo neppur molto giovane, ma capace di diventare per le generazioni nuove un punto di riferimento.