Moonrise Kingdom

di Wes Anderson (USA, 2012)
Il cinema di Wes Anderson non va letto in chiave realistica. È invece sempre permeato da un registro fantastico al limite del paradossale. I viaggi dei suoi personaggi sono spesso assurdi, illogici, ma non per questo banalmente inutili. Semmai sono all’insegna di una ricerca di libertà che le regole della convivenza il più delle volte vanificano. Così ora Anderson dice la sua, col consueto stile originalissimo, su tematiche di grande spessore quale famiglia, adolescenza, scoperta dei sentimenti e ricerca della felicità. Il 1965 si situa “poco prima che molte cose cambino”, perciò la fuga d’amore di Sam e Suzy si qualifica fin da subito come gesto di rottura con regole e comportamenti e di affidamento a uno stile di vita più immediato, mosso da uno spirito di ribellione che spiazza la comunità adulta. Sono due adolescenti consapevoli della propria “diversità”: Suzy figlia difficile desiderosa di rendersi indipendente da genitori poco attenti, Sam autosufficiente suo malgrado, che nasconde le ferite della solitudine (orfano) e dell’abbandono (genitori adottivi rinunciatari ritenendolo “emotivamente disturbato”). Dunque il rapporto con gli adulti è centrale per capire la dinamica di questa fuga che è un allontanarsi anzitutto da regole per approdare alla baia di Moonrise Kingdom dove potrebbero coronare il loro sogno d’amore che è anzitutto di indipendenza. Il viaggio è la cifra entro cui si delinea questa ribellione: un viaggio che è avventura, esplorazione dello spazio e del mondo (lo scautismo fornisce le coordinate sociali e di appartenenza), ma anche esplorazione della propria interiorità, maturazione. Se Sam e Suzy prendono terribilmente sul serio questa loro esperienza (dimostrando d’essere più adulti di altri che anagraficamente sono tali), lo stile dell’opera l’avvolge di un clima surreale. Fin dall’inizio il regista sottrae la storia ad ogni realismo: situazioni e personaggi sembrano disobbedire ad ogni regola logica, estraniati dal contesto nel momento stesso in cui si mostrano profondamente coinvolti nella situazione.