Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro

di Armando Jannucci (Gran Bretagna, 2017)
2 marzo 1953: è notte a Mosca. Josef Stalin sta morendo. È il momento per il cordoglio, ma soprattutto per muoversi e assicurarsi un posto di privilegio nel futuro dell’Unione Sovietica. Non c’è nella morte del dittatore alcun risvolto eroico, anzi tutto sembra ridursi a decesso degradante quasi a velare il suo mito di una drammatica umanità. Ma davanti alla politica e alla nazione il mito va salvato comunque, perché insieme all’immagine si assicura un futuro a tutto l’apparato che lo circonda. Il regista sceglie la strada del grottesco, dell’ironia graffiante per raccontare un momento cruciale della storia. Così facendo rispetta l’omonima graphic novel francese da cui è tratto il soggetto. Il ridicolo pesa su tutti coloro che hanno circondato il dittatore. I militari sono ridotti a automi che non pensano. I politici sono servi di questa persona: da vivo tutti guardano i suoi film preferiti (sempre western), ridono delle barzellette che fanno ridere Stalin e dimenticano e le altre. Eppure di fronte alla sua morte tutti improvvisamente si risvegliano consapevoli che è necessario non solo evitare il vuoto di potere, ma soprattutto riuscire ad arrivare prima degli altri per piazzarsi in posizione di potere. Beria ruba i dossier segreti per poter ricattare gli avversari, Kruscev si fa avanti come per farsi un posto tra i vertici, Malenkov burattino nelle mani degli squali, Zhukov generale senza scrupoli con l’esercito in mano. Molti hanno le valigie pronte per fuggire. Tutti erano complici zelanti del tiranno defunto. Tutti si odiano. Tutti hanno le mani insanguinate. Tutti hanno paura. Tutti ambiscono al potere. Fatti assolutamente reali e documentati che il regista presenta usando la chiave del grottesco e dell’assurdo. Attraverso questo stile costruisce una tragicommedia, smaschera i giochi di potere, svela quanta ipocrisia e opportunismo ci sia dietro il tiranno. E, aggiunge il regista attraverso i titoli di coda, non è soltanto storia passata se invece oggi sempre più evidenti emergono figure di potenti che usano la forza e abusano delle adulazioni della propria corte.